Stretto d’Autoreintervista a Gaetano Bevacqua

Stretto d’Autore - Gaetano Bevacqua

Stretto d’Autore è un libro che parla di
sogni impossibili, rivalse, pesca e cucina.

Un libro da assaporare lentamente, pagina per pagina,
chiudendo gli occhi di tanto in tanto
per imprimere nella mente l’immagine
di un’eroica lotta con un polpo gigante,
quella di un’intera famiglia che vende panini alle 4 del mattino
per seguire i progetti visionari di un marito e di un padre
che non vuole arrendersi al suo destino,
fino a quella di una tagliata di pesce spada alla griglia
con scaglie di caciocavallo di Ciminà
e riduzione di Passito su misticanza esotica
”.

Mirco Gasparotto

Una storia d’impresa profonda ed emozionante quella di Gaetano Bevacqua, il cantore dello Stretto di Messina. Una storia fatta di passione e lungimiranza, una storia che profuma di Mediterraneo.

Da umile pescatore che sosteneva e nutriva la sua famiglia con ciò che riusciva a pescare di notte, dopo una giornata di lavoro sui traghetti, oggi Gaetano gestisce, insieme ai figli, uno tra i ristoranti di pesce più apprezzati di Milano, una spettacolare location per matrimoni a Villa San Giovanni e un lido di successo a Cannitello, suo paese natale.

Opponendosi al disfattismo tipico della sua terra di provenienza e ai “Ma chi te lo fa fare?”, Gaetano Bevacqua ha deciso di inseguire il suo sogno, forte dell’appoggio della sua famiglia e del suo mare.

Intervista a Gaetano Bevacqua: il cantore dello Stretto di Messina

LIBRI D’IMPRESA (LI): Oggi sei titolare de La Bottarga, il ristorante-museo che nel primo anno di attività ha conquistato la cima della classifica dei ristoranti di pesce di Milano più apprezzati su TripAdvisor, ma com’è iniziata la tua avventura imprenditoriale?

GAETANO BEVACQUA (GB): Tutto è cominciato sullo Stretto di Messina, quando, nel 2002, ho aperto una paninoteca fronte mare insieme alla mia famiglia. Ai tempi vivevo di pesca, e avevo un lavoro saltuario sempre in ambito marittimo. Era il mio mare a sostenere sia me che la mia famiglia. Non avendo nulla da parte, ho iniziato chiedendo in prestito a un amico una vecchia struttura in ferro con un telone in PVC e acquistando una vecchia piastra di seconda mano. In paese tutti hanno dato una mano: c’era chi portava qualcosa, chi dipingeva, chi dispensava consigli…

LI: Quella piccola paninoteca sul mare ha dato il via a una storia fatta di sacrifici, duro lavoro e scelte tanto folli quanto fortunate. Quando avete capito che avreste potuto osare di più?

GB: Una sera un pulmino di turisti tedeschi ha parcheggiato davanti al locale, poco prima della chiusura. Sono scese una decina di persone affamate, che si sono accomodate ai tavolini e ci hanno chiesto i menù. Dopo avergli dato una rapida occhiata, hanno chiamato mio figlio Giovanni e gli hanno chiesto un piatto di pasta, aggiungendo che non erano certo venuti in Italia per mangiar panini. Quella sera abbiamo servito il nostro primo piatto: una pasta al pomodoro. E i turisti, entusiasti, non hanno smesso di farci i complimenti finché non sono risaliti su quel pulmino. Quel giorno ci siamo resi conto delle nostre potenzialità, e abbiamo deciso di provare a introdurre qualche piatto nel nostro menù. 

LI: Da quel giorno la vostra vita è stata stravolta da una tempesta chiamata Gruppo Chiringuito che ha dato vita a uno dei lidi più frequentati della zona, a un esclusivo ristorantino sul mare, a una prestigiosa villa per matrimoni e cerimonie e, infine, al miglior ristorante calabrese di Milano. Come siete arrivati fino a qui, partendo da quella vecchia struttura in ferro sul mare?

GB: Quella che ho dovuto affrontare è stata una scalata ripida e irta di ostacoli, nella quale ha giocato un ruolo fondamentale il mio team, inizialmente composto dalla mia famiglia e poi, via via, allargatosi fino a diventare una grande squadra compatta e allineata. Quando eravamo solo io, mia moglie Irma, i miei figli più grandi e Antonio Battaglia, un ragazzo che un giorno sarebbe diventato una grande chef ma che allora non era altro che un giovane volenteroso ed entusiasta, ciò che ci spingeva ad andare avanti era quell’obiettivo comune davanti al quale facevamo un fronte unito e compatto. Non sarei mai arrivato da nessuna parte se la mia famiglia non mi avesse appoggiato, se Irma, i ragazzi e Antonio non avessero creduto ciecamente in me.

LI: Quindi il supporto degli altri è stato fondamentale per raggiungere il successo?

GB: No. Fondamentale è stato solo l’appoggio di chi ha creduto in me e si è messo in gioco per aiutarmi a realizzare il mio sogno. Soprattutto agli inizi, però, erano ben poche le persone a darmi un appoggio. Tutti gli altri non facevano che ripetermi: “Ma chi te lo fa fare?”, “Non ce la farai mai”, “Accontentati di ciò che hai”. Se avessi atteso di avere il supporto di tutti, per agire, sarei ancora un sognatore.

LI: Cosa ti ha spinto ad agire, allora?

GB: Il sogno. Quel sogno che coltivavo praticamente da sempre, fin da quando attendevo per ore che un pesce abboccasse al mio amo, solo e in piena notte, faccia a faccia con il mio amato mare.

LI: In cosa consisteva esattamente il tuo sogno? In una paninoteca sul mare?

GB: No, affatto: non mi immaginavo certo a capo di una paninoteca con quattro tavoli traballanti, mia moglie intenta a scaldare salsicce e mia figlia piccola addormentata sui fusti delle birre in attesa di poter tornare a casa. Perché se proprio dovevo sognare, volevo sognare in grande. Mi vedevo, anzi, ci vedevo tutti quanti alla direzione di un ristorante prestigioso, per il quale saremmo stati conosciuti non solo nel piccolo paesino in cui vivevamo ma in tutto lo Stretto di Messina. E perché no, anche nel resto del Paese. Ci vedevo lasciare senza fiato i clienti con piatti prelibati e abbinamenti inaspettati, con materie prime di altissima qualità e un menù che avrebbe omaggiato e preso il meglio dalla nostra tradizione culinaria innovandola, destrutturandola e ricomponendola in maniera nuova e sconvolgente.

LI: Come hai trasformato un sogno tanto grande (e in grande) in una realtà sorprendentemente simile?

GB: Ho dovuto strutturare quel sogno, ragionarci su a lungo, elaborarlo e alimentarlo per trasformare una visione in un progetto, in una strategia vera e propria. Il secondo step è stato condividere prima con la mia famiglia e, qualche anno dopo, con i miei collaboratori, la mia vision, assicurandomi che chiunque entrasse nel nostro team fosse allineato con me e con tutti gli altri.

LI: Come avete fatto a differenziarvi da tutti gli altri ristoranti di pesce sullo Stretto e, più tardi, a battere l’enorme concorrenza che offriva Milano?

GB: Per quanto riguarda il ristorantino e la villa sullo Stretto, abbiamo capito che l’atmosfera, il calore e la vista caratterizzavano anche la maggior parte dei ristoranti della zona. Per questo abbiamo aggiunto a questi fattori l’innovazione della cucina: nel nostro primo ristorantino i clienti potevano gustarsi una carbonara di pesce spada, l’incredibile rivisitazione del sushi di Antonio Battaglia, e una serie di proposte a base di tonno crudo, pesce che all’epoca in Calabria si gustava per lo più sott’olio, o al massimo fatto alla griglia. Nessuno fino a quel momento aveva pensato di mettere in tavola del tonno crudo, e in poco tempo i nostri piatti sono finiti sulla (e nella) bocca di tutti.
Innovare ci ha portato a fare il salto di qualità, e per questo abbiamo continuato a farlo anche quando siamo approdati in una città, come Milano, in cui l’innovazione è certamente apprezzata, ma tutti si sarebbero aspettati da noi qualcosa di tipico, di regionale, di tradizionale. E invece nel nostro menù spiccano piatti come il Cigar Room, un risotto di Sibari agli scampi con zucchero grezzo moscovado, lime, cioccolato e rum centenario, servito dentro a una cloche che, una volta aperta, sprigiona una nuvola di fumo di sigaro cubano. Un’idea di Antonio che ho subito approvato con entusiasmo e un pizzico di follia. E che dire del suo Jack Rice, un risotto con aragostella, caffè Maragogype, salsa di lamponi al pepe rosa, burrata e fumo al Jack Daniel’s?


LI: Perché un libro? Perché adesso?

GB: “Stretto d’Autore” nasce con l’intento di raccontare una storia. Non parla (solo) di me, ma di passione e lungimiranza. È un libro dedicato non solo agli amanti della cucina, a chi vive o viene dalla Calabria, o a chi ama il mare e la pesca. Ma è dedicato soprattutto ai sognatori, a chi ha un grande progetto e non sa se e da dove partire per realizzarlo. Se anche solo una persona, dopo averlo letto, troverà il coraggio di inseguire i suoi sogni, potrò dire che ne è valsa la pena.

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Gaetano BevacquaChi è Gaetano Bevacqua

Titolare de La Bottarga, il ristorante-museo che nel primo anno di attività ha conquistato la cima della classifica dei ristoranti di pesce di Milano più apprezzati su TripAdvisor, Gaetano Bevacqua ha cominciato la sua avventura imprenditoriale sullo Stretto di Messina. Deciso a non arrendersi a un destino che, per nascita e provenienza, lo avrebbe voluto pescatore, Gaetano Bevacqua ha aperto una paninoteca fronte mare insieme alla sua famiglia che ha dato il via a una storia fatta di sacrifici, duro lavoro e scelte tanto folli quanto fortunate. In pochi anni, la vita di Gaetano e della famiglia Bevacqua è stata stravolta da una tempesta chiamata Gruppo Chiringuito che ha dato vita a uno dei lidi più frequentati della zona, a un esclusivo ristorantino sul mare, a una prestigiosa villa per matrimoni e cerimonie e, infine, al miglior ristorante calabrese di Milano.

Il Gruppo Chiringuito

Ispirato dagli scenari ibizenchi, il Gruppo Chiringuito di Gaetano Bevacqua deve il suo successo all’ospitalità della famiglia Bevacqua e alla cucina dell’Executive Chef Antonio Battaglia, in cui la tradizione gastronomica calabro-siciliana si intreccia armoniosamente con l’innovazione. Il Gruppo Chiringuito comprende un lido di 1700 mq a Cannitello, in cui godersi il mare dello Stretto di Messina degustando pizze e panini gourmet o l’esclusivo Sushi Fusion Calabria Made, Villa Chiringuito, maestosa location per ricevimenti di 3000mq affacciata sulla spiaggia, e La Bottarga, l’esclusivo e ricercato risto-museo di Milano in cui assaporare le creazioni di Antonio Battaglia circondati dai cimeli di un passato fatto di pesca e amore per il mare. Oggi il Chiringuito Food Consulting è un vero e proprio team di esperti che mette a disposizione di start up e attività ristorative a livello internazionale il proprio know-how di successo.

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